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LA FRAMMENTAZIONE DELLA VITA PSICHICA
Convegno nazionale in occasione dei 150 anni dalla nascita di Sándor Ferenczi
Firenze, 6-7 maggio 2023

 

CALL FOR PAPERS

Il 16 settembre del 1930 Freud scrive a Ferenczi: “Le sue nuove idee sulla frammentazione traumatica della vita mentale mi sembrano brillanti e hanno qualcosa della grandezza della teoria genitale.” 
Nella teoria genitale, nota con il nome di Thalassa, l’autotomia (auto-scissione) era stata riconosciuta da Ferenczi come il prototipo biologico della rimozione e identificata con l’istinto di morte postulato da Freud in Al di là del principio di piacere. Ferenczi vi ritorna sopra nel saggio Il problema dell’affermazione del dispiacere (1926), che segna l’inizio di una riflessione su meccanismi psichici più primitivi della rimozione e in cui ipotizza che l’eliminazione di parti di sé possa essere il frutto di un rapido calcolo per salvarsi la vita. Questa intuizione verrà ulteriormente articolata dopo la svolta degli anni 1929-1930, quando incomincia a pensare al trauma psichico come un’esperienza annichilente, una vera e propria “morte”, anche se parziale, che comporta la distruzione di parti di sé, le quali diventano “insensibili”. È una svolta accompagnata da un modo nuovo di stare nella regressione, di accogliere il dolore psichico e di immergersi nella riproduzione dei traumi infantili. Ferenczi abbandona allora il vocabolario freudiano, non parla più di “dispiacere” ma di sofferenza e dolore, mentre una nuova metapsicologia si spalanca davanti a lui, quella della frammentazione della vita psichica, che trova una sua prima formulazione nell’articolo del 1931 Analisi infantile con gli adulti. “Tutto avviene”, Ferenczi vi scrive, “come se, sotto la minaccia di un pericolo imminente una parte di noi si scindesse sotto forma di istanza psichica di auto-osservazione per essere d’aiuto, magari già nella prima o primissima infanzia”. È qui che troviamo la prima concettualizzazione dell’insensibilità traumatica, come prodotto della scissione in una parte che “conosce tutto” ma “non sente nulla” e una parte senziente ma “brutalmente distrutta”. L’anno seguente, nel Diario clinico, annoterà: “La persona si scinde in un essere psichico puramente conoscitivo, che osserva gli avvenimenti dal di fuori e in un corpo totalmente insensibile”.
Giudicate eretiche, le nuove “brillanti” [geistreich] visioni di Sándor  Ferenczi (1873-1933) sono state a lungo bandite dall’insegnamento della psicoanalisi, riprendendo a circolare solo grazie alla coraggiosa pubblicazione del Diario clinico, nel 1985. Nonostante il perdurare della convinzione che le sue innovazioni fossero l’esito di una grave malattia mentale (come Ernest Jones asserì nel terzo volume della Vita e opere di Freud), questa data segna anche l’inizio di un “Rinascimento ferencziano” che si è diffuso e consolidato nel corso di anni caratterizzati da un lato dal declino della metapsicologia freudiana e della teoria clinica basata sulla rimozione, e dall’altro dal successo del modello della dissociazione, spesso presentato come bandiera dell’approccio cognitivista al trauma. Per queste ragioni abbiamo voluto celebrare i 150 anni della nascita di Sándor Ferenczi (1873-1933) con un convegno dedicato al tema della “frammentazione della via psichica”.

 

Invitiamo pertanto tutti gli psicoanalisti interessati ad inviare una proposta di relazione su questo tema, di almeno 500 parole, all’indirizzo sipepsf@gmail.com entro il 31 dicembre 2022.


Le relazioni possono essere di carattere storico, teorico o clinico. Il convegno avrà due sessioni plenarie e due sessioni parallele, per poter accogliere il maggior numero possibile di proposte.


Carlo Bonomi (Presidente dell’International Sándor Ferenczi Network)
Franco Borgogno (Vincitore nel 2010 del Mary Sigourney Award)

Col patrocinio dell'International Sándor Ferenczi Network

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