IL RINASCIMENTO FERENCZIANO


Sándor Ferenczi (1873-1933) fu a lungo il più stretto collaboratore di Sigmund Freud. Negli ultimi anni della sua vita sviluppò una linea di pensiero, in merito alla teoria e alla tecnica della psicoanalisi, che divergeva da quella allora accettata, anticipando sotto molti aspetti la psicoanalisi contemporanea.

Il suo disaccordo con Freud, iniziato a manifestarsi nel 1923 con l’opera “Prospettive di sviluppo della psicoanalisi” scritta a quattro mani con Otto Rank, lo rese un autore tanto scomodo da essere disconosciuto e bandito dai suoi antichi compagni di avventura; al punto che, nel terzo volume della biografia ufficiale di Freud, Ernest Jones (1957) dipinse la sua “eresia” come il prodotto di una malattia mentale.

Non soltanto il rapporto con Freud e con i suoi contemporanei fu difficile, poiché dopo la morte egli fu condannato a una damnatio memoriae che ebbe conseguenze singolari: la sua eredità si mantenne in vita grazie a una sorta di fenomeno carsico che la fece emergere nell’opera di molti: da Anna Freud, a Winnicott, a Fromm, a Sullivan, a Bolwby, alcuni dei quali non riconobbero mai il debito scientifico che la loro opera aveva contratto, consapevolmente o meno, con le sue intuizioni e realizzazioni.

Fu solo grazie alla determinazione dell’allievo Michael Balint che fu possibile superare le resistenze dell’establishment psicoanalitico che, nella figura dell’onnipotente plenipotenziario britannico Jones, si opponevano ostinatamente alla traduzione inglese delle sue opere più significative; e fu pertanto necessario attendere il 1985 per poter pubblicare in Francese il Diario Clinico contemporaneamente al carteggio completo delle lettere scambiate con Freud, ovvero il corpus epistolare più prolifico e intenso che il Maestro di Vienna abbia mai scambiato con uno dei suoi numerosi corrispondenti.

La pubblicazione delle due opere avviò quello che fu chiamato il Rinascimento Ferencziano, il cui terreno era stato preparato dall’erosione del modello purista della psicoanalisi, dalla scoperta della dimensione intersoggettiva, e dal ritorno del “trauma” nel discorso psicoanalitico.

Il ruolo che il Diario Clinico ebbe nell’innescare tale processo fu enorme, a dispetto della sua apparente irritualità: scritto da Ferenczi nel 1933, poco prima della morte prematura, come memorandum sul conflitto e le differenze da Freud, esso contiene numerose testimonianze dell’incessante ricerca dell’Autore ai confini della sperimentalità tecnica, fino all’esperienza “estrema” dell’«analisi reciproca». La sua pubblicazione fu fortemente voluta da Judith Dupont, nipote di Alice Kovács e di Michael Balint, dal quale essa ereditò la responsabilità di esecutore del lascito letterario.

La pubblicazione della corrispondenza Freud–Ferenczi, divenuta possibile solo dopo la morte di Anna Freud, per merito soprattutto di André Haynal, fornì un secondo importante impulso, anche perché Balint aveva sempre ritenuto che la pubblicazione del solo Diario Clinico avrebbe impedito una piena comprensione di quel corpo di esperienze cliniche e di elaborazioni teoriche che si erano tradotte in un ardito sperimentalismo, che avrebbe prodotto una “onda lunga” inimmaginabile, come è riscontrabile nell’opera dei moltissimi epigoni, consapevoli e inconsapevoli. Il primo dei tre volumi della corrispondenza apparve in francese nel 1992. In Italia fu pubblicato l’anno seguente, ma nel nostro Paese il terzo volume, in Francese significativamente sottotitolato “Les Années Douloureuses” poiché copre gli anni del conflitto con Freud, non fu mai pubblicato, per ragioni che ci sfuggono.

Un fattore piuttosto specifico del ritorno in vita di Ferenczi è stata l’impressionate serie di Congressi Internazionali intitolati a Ferenczi che sorsero spontaneamente in varie parti del mondo. Questi sono i più importanti:

  1. The Legacy of Sándor Ferenczi, New York, 1991

  2. The Talking Therapy: Ferenczi and the Psychoanalytic Vocation, Budapest, 1993

  3. Sándor Ferenczi, Saõ Paulo, 1995

  4. Ferenczi y el Psicoanálisis Contemporáneo, Madrid, 1998

  5. Sándor Ferenczi: The “Mother” of Modern Psychoanalysis and Psychotherapy, Tel Aviv, 1999

  6. Lost Childhood Trilogy – 2001, Budapest/London/Paris

  7. Clinical Sándor Ferenczi, Torino, 2002

  8. Psychoanalysis and Psychosomatics: Mind, Body and the Bridge Between, Baden-Baden, 2006

  9. Sándor Ferenczi Returns Home, Miskolc – 2008, Miskolc, Hungary

  10. Introjection, Transference, and the Analyst in the Contemporary World, Buenos Aires, 2009

  11. Faces of Trauma, Budapest, 2012

  12. The Heritage of a Psychoanalytic Mind, Toronto 2015

Il tredicesimo Congresso Internazionale si terrà nel 2018 a Firenze con il titolo FERENCZI NEL NOSTRO TEMPO: UN RINASCIMENTO PER LA PSICOANALISI. I temi del congresso - Introiezione e Trasmissione; Trauma, Frammentazione e Narrativa; Innovazioni nell’Incontro Clinico: Elasticità, Distensione e Reciprocità - segnalano l’ampiezza del pensiero e della ricerca psicoanalitica di Ferenczi, così come la sua grande creatività.

Questi congressi sono stati un luogo d’incontro unico per psicoanalisti provenienti da scuole e orientamenti diversi. Con il tempo si è creato uno spazio trasversale di pensiero ispirato alle idee di Ferenczi. Questi congressi hanno prodotto un crescente corpo di pubblicazioni miranti a riformulare la psicoanalisi alla luce del lavoro di Ferenczi e hanno alimentato la creazione di società e centri studi.

La prima, e a lungo l’unica società, fu la Sándor Ferenczi Society, fondata già nel 1988 a Budapest da György Hidas e da colleghi più giovani. A partire dal 2006, società locali e centri studi iniziarono a formarsi in varie parti del mondo attorno al progetto Ferenczi House, voluto da Judit Mészáros e Carlo Bonomi. Si era profilata la possibilità di acquistare a Budapest lo studio in cui Ferenczi scrisse il Diario Clinico (un porzione della sua villa) e la necessità di organizzare una raccolta fondi internazionale. Il Comitato onorario della raccolta fondi comprese personalità quali Christopher Bollas, Claudio Eizrik, Horacio Etchegoyen, Axel Hoffer, Otto Kernberg, Elisabeth Roudinesco, Anne-Marie Sandler, Bennett Simon, Robert Wallerstein.

Nello stesso anno fu costituita a Budapest, per volontà di André Haynal, l’International Sándor Ferenczi Foundation. A Firenze, Franco Borgogno e Carlo Bonomi crearono l’Associazione Culturale Sándor Ferenczi, che avrà un ruolo essenziale nella raccolta dei fondi, oltreché, in Italia, nella promozione di una inedita diffusione del pensiero ferencziano. A New York, Lew Aron, Adrienne Harris e Jeremy Safran crearono il Sándor Ferenczi Center presso la New School for Social Research – in cui Ferenczi tenne una serie di lezioni nel 1926.

Il processo durò sei anni e, nel 2011, la Ferenczi House fu acquistata e trasformata in luogo della memoria utilizzato come archivio e centro studi. La Casa fu inaugurata il 27 maggio 2011, con una lettura di Carlo Bonomi.

In questi trent’anni sono stati pubblicati molti libri, articoli e numeri speciali di riviste psicoanalitiche dedicati a Ferenczi, il cui elenco sarebbe troppo lungo da enumerare.

Un indicatore del successo contemporaneo delle idee di Ferenczi è il fatto che molti protagonisti del Rinascimento Ferencziano sono stati insigniti del Mary Sigourney Award, un premio annuale dato a personalità e/o organizzazioni autrici di importanti contributi nel campo della psicoanalisi: André Haynal nel 2007, la Sándor Ferenczi Society nel 2008, Franco Borgogno nel 2010, Emanuel Berman nel 2011, e Judith Dupont nel 2013.

Nel 2015, al Congresso di Toronto, fu creato l’International Sándor Ferenczi Network (ISFN) come patto tra società, centri studi e altre istituzioni, che fu poi costituito come associazione no-profit con sede legale a Firenze. La sua missione è quella di essere un forum aperto mediante un sito web e l’organizzazione di congressi e corsi.

Nel Gennaio 2017, da una costola dell’Associazione Culturale Sándor Ferenczi, è nata la Società Italiana di Psicoanalisi e Psicoterapia “Sándor Ferenczi”, al fine di promuovere un modello di training ispirato a laicità di pensiero e approccio relazionale, con ampia apertura alla sperimentazione psicoterapeutica e psicoanalitica.

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