LEGAMI CHE NON MUOIONO


Da quel giorno, erano trascorsi quarantatré anni. Da quel giorno in cui, ferito da una delusione che avrebbe cambiato per sempre il corso della sua vita (chissà se in bene o in male, si sarebbe chiesto molto tempo dopo), era tornato a trovare la sua analista, colei che lo aveva salvato da un destino di fallimento e di impotenza. Sentiva forte la necessità di incontrare una voce amica, ma non si trattava soltanto di questo. Aveva soprattutto bisogno di compiere un gesto, un’”azione”, qualcosa che significasse un legame fecondo e destinato a durare nel tempo; come piantare un albero, per esempio. Così, si fermò nel negozio di fiori sotto casa, e sorrise fra sé, osservando una cattleya esposta in vetrina, che gli fece tornare alla mente una fantasia proustiana di tanto tempo prima, di cui si era quasi dimenticato. Ma questa volta sapeva esattamente che cosa comperare: scelse il più bel vaso di gardenia esposto. Rilasciava un profumo intenso, e il biancore dei petali era abbagliante. Comperò la gardenia, e salì in macchina, diretto alla città (un’altra città) in cui aveva anni prima sperimentato quell’esperienza incancellabile.

Lei, poi, in un’occasione successiva, gli disse di aver portato quella pianta in una sua casa di campagna, per trapiantarla in piena terra.

Passarono parecchi decenni, e non si incontrarono più. Ma ogni tanto si scrivevano. Così il loro legame, il sapere l’uno della salute e della vita dell’altra, non si interruppero veramente mai. Finita l’analisi, lei poteva persino rinunciare a un po’ di quel riserbo che aveva sempre rigorosamente mantenuto sempre facendogli sentire, profondamente, che quel riserbo era lì apposta per proteggere lui.

Si amavano. O per l’esattezza: lui l’amava e lei gli aveva fatto l’incommensurabile dono di lasciarsi amare, il che è tutto tranne che passività. Di più non si può dire. E neppure si sa.

Ora, in occasione di uno sporadico contatto, lei gli aveva scritto alcune righe accompagnando una fotografia. “Sono stata un paio di settimane fa a … e questa è la gardenia. Non fiorita in questo momento, ma viva e vegeta”. Ci sono affetti che non muoiono, pensò. E per tutto il giorno successivo, a quarantatré anni di distanza, in ogni suo pensiero ci fu lei. Accanto a lui, come di persona, camminando con lui, conversando, intrecciando un dialogo incessante.

Ci sono cose, legami, affetti, pensò, che, come in una poesia di Borges, possono finire soltanto dopo di noi. E questa è l'unica Eternità che ci è concessa.


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