UNA PREPARAZIONE ANATOMICA PER IL NUOVO SECOLO


Poco prima di inaugurare il novecento con la sua Traumdeutung, Freud fece un sogno che si apriva con lo stupore per il compito che gli era stato assegnato, l’eviscerazione del proprio bacino:

“Il vecchio Brucke deve avermi assegnato un compito; cosa strana, si riferiva alla dissezione della parte inferiore del mio corpo, bacino e gambe che io vedevo davanti a me come nel laboratorio di anatomia, ma senza notarne la mancanza nel mio corpo e senza alcuna traccia di sensazioni dolorose. Louise N. era accanto a me e lavorava con me. Il bacino era stato svuotato ed era visibile ora nel suo aspetto superiore ora in quello inferiore; i due aspetti si confondevano. Si potevano vedere delle spesse protuberanze color carne (che, anche nel sogno, mi facevano pensare alle emorroidi). Si doveva anche tirar fuori accuratamente qualcosa che vi era posata sopra, come carta argentata spiegazzata. Poi fui di nuovo in possesso delle mie gambe e attraversai la stanza. Ma (ero stanco) presi una carrozza. Con mio stupore la carrozza passò attraverso la porta di una casa, che si aprì e la lasciò passare in un corridoio che all’estremità girava ad angolo e portava di nuovo all’aria libera. Infine facevo un viaggio attraverso paesaggi mutevoli con una guida alpina che portava i miei bagagli. Per parte del cammino aveva trasportato anche me, a causa delle mie gambe stanche. Il terreno era paludoso; noi camminavamo lungo il bordo; persone come indiani o zingari sedevano per terra, tra loro era una ragazza. Prima di questo ero avanzato sul terreno scivoloso con un continuo senso di sorpresa per il fatto di essere capace di farlo dopo la dissezione. Infine raggiungemmo una piccola casa di legno alla cui estremità c’era una finestra aperta. Lì la guida mi posò giù e distese due assi di legno, che erano già pronte, sul davanzale della finestra, come per fare un ponte sull’abisso che si doveva sorpassare dalla finestra. A quel punto io mi spaventai veramente per le mie gambe, ma invece dell’atteso attraversamento vidi due uomini adulti stesi su panche di legno lungo le pareti della capanna e vicino a loro qualcosa che sembrava due bambini che dormivano. Sembrava che il passaggio non sarebbe stato reso possibile dalle assi ma dai bambini. Mi svegliai con la mente impaurita.

Sigmund Freud. L'interpretazione dei sogni

E’ uno degli ultimi sogni che Freud ebbe nel corso dell’autoanalisi che porta alla pubblicazione della sua Interpretazione dei Sogni: Freud sogna la propria autoanalisi.

Grande metafora della conoscenza che passa attraverso la conoscenza di Sé, e in particolare di Sé in qualità di osservatore. Questa modalità di conoscenza richiede uno sdoppiamento, farsi sia colui che seziona che colui che viene sezionato. E’ molto più di un guardarsi, di una semplice autoscopia. Ci fa anche capire il costo che comporta superare il tabù di rendere pubbliche parti così intime, viscerali. Freud decide di superare questo tabù.

“Chiunque si sia formato anche la più pallida idea della misura della condensazione dei sogni, immaginerà facilmente quante pagine si dovrebbero riempire per fare un’analisi completa di questo sogno”, prosegue giustamente Sigmund Freud. Ci limiteremo a semplici osservazioni.

Freud trasforma il materiale onirico in una nuova letteratura, non solo scientifica: questo libro verrà diffuso da subito negli ambienti più svariati, e lui lo sa bene, come risulta dalla spiegazione successiva che lo correda. [1] Questo sogno, spiega Freud, trova spunto da un breve dialogo che aveva avuto con Louise N. (che come ha suggerito Carlo Bonomi è da identificare con la cognata Minna Bernays). Questa gli chiede, “con una sfumatura di sarcasmo”: «Ma quanto dovremo aspettare queste tue cosiddette spiegazioni fondamentali che secondo le tue promesse anche noi saremo in grado di leggere?» Il “noi”, in corsivo nel testo originale, indica che Freud ha promesso che il suo libro sarà leggibile da chiunque, e non solo in ambito medico.

Grazie alla rapida diffusione che L’Interpretazione dei sogni ebbe in tutta Europa, e grazie al fatto che Freud decise di “fare offerta di sé” a un pubblico così vasto, l’elemento gotico che pervade molti incubi (e che in questo è più che evidente), si trasformò in un nuovo linguaggio e in un’estetica adatta al secolo che stava iniziando. Freud non fece in fondo niente che l’arte non avesse già iniziato a esprimere: ma dette un’importante convalida, una legittimazione che piacque perché proveniente dall’ambito scientifico e medico.

E’ un secolo in cui sarà legittimo dissezionarsi, guardarsi dal di fuori autoscopicamente, ricorrere al linguaggio dell’inconscio, assecondare il flusso del pensiero e utilizzare la logica (o la paleologica) del sogno, operando spostamenti e condensazioni, cercando il simile nell’opposto e abolendo le contraddizioni. Questo sogno potrebbe essere un’opera d’arte espressionista.

Nel bacino dissezionato da Freud, “parte superiore e parte inferiore si confondevano”, come a dire che la ricerca della verità può indipendentemente passare da una discesa agli inferi o dal cercare di piegare l’Olimpo, e che forse è proprio attraverso l’Acheronte che si può piegare l’Olimpo. C’è tutto il novecento in questa preparazione anatomica, o, meglio ancora, c’è il modernismo.

Vedremo questo sogno e in generale la Traumdeutung trovare echi nell’arte dei primi anni del novecento: nel flusso di pensiero di Joyce; nella poesia di frammenti condensati di Eliot; nell’uomo senza qualità di Musil, che si guarda autoscopicamente mentre disseziona se stesso e il suo mondo; in Munch che afferma, riguardo alla sua pittura: “Come Leonardo dissezionava cadaveri per studiare le cavità nascoste del corpo umano, così io ho provato, attraverso un auto-esame minuzioso, a dissezionare ciò che di universale possiede un’anima”; in Richard Gerstl, che si vantava di essere tra i primi ad aver letto la Traumdeutung, e che produce all’infinito autoritratti contraddittori, per mostrare come la “non stabilità” dell’io possa produrre visioni contrapposte della realtà e di se stessi. In questo sogno c’è anche Schönberg che destruttura la musica tradizionale e che giunge, nel monodramma Erwartung, a trasmettere sensazioni incarnate senza il veicolo dei sentimenti. E forse anche Kandinsky, che in Composizione VI del 1913 fonde insieme redenzione e diluvio, mentre profetizza la distruzione della prima guerra mondiale.

Immagine di copertina: Vassily Kandinsky, Composizione VI, 1913


19 visualizzazioni